Con circa un secolo di ritardo,ecco un piccolo resoconto, punto di vista del poppante incluso,del nostro romantico week end parigino.

Comincerei parlando di delizie culinarie: che meraviglia questo Petit déjeuner (e chi l’avrebbe mai detto?)! Tre croissants (piccoli!) e un pezzo di baguette divorati lasciando di stucco il proprietario del b&b, che non si capacitava di come il frugoletto, che ogni mattina lo salutava con un gnam-gnam, potesse ingurgitare una banana in venti secondi. Tra le altre cose, il padrone di casa deve essersi amaramente pentito di aver addobbato la camera con ogni gingillo esistente sulla faccia della terra, creando ad hoc un paese dei balocchi per il piccolo tsunami, che appena entrato si è fiondato ad “esplorarla” in ogni angolo con le sue aggraziate movenze. Vi dico solo che il poveretto, in preda al panico, ha improvvisato un elenco di tutti gli eventuali pericoli della stanza, dando a vedere che quella notte non avrebbe dormito sonni felici. Tranquillo Monsieur Philippe, neppure noi. Non è che qui ci si puo’ abituare ad un letto nuovo cosi’, dal giorno alla notte.

Voto insufficiente, invece, alle cene: se siete appassionati di cucina vi sconsiglio una vacanza a Parigi con pupi al seguito, l’unica cosa ad essere alimentata sarebbe la vostra frustrazione. Noi, due gourmands incuranti degli sviluppi della propria vita di coppia da circa un anno a questa parte, ci siamo ostinati a prenotare in un romanticissimo ristorante con le luci soffuse, di quelli che, come se non bastasse, ti hanno riservato la zona piu’ suggestiva, dove il tavolo è abbarbicato su una specie di roccia, praticamente irraggiungibile con un passeggino. Per la serie chi ben comincia è a metà dell’opera, abbiamo subito chiesto di stravolgere la disposizione dei tavoli, accontentandoci di una sala molto meno intima ma un tantino piu’ pratica. Qui il piccolo podista si è sentito libero di fare ogni tanto due passi e, purtroppo, di sbrigare la sua consueta pratica di espulsione post-cena. Grazie a Dio, il terribile evento si è verificato a fine serata ma vi assicuro che vederlo impegnato in questo esercizio nel bel mezzo di un locale parigino mentre fissa la ragazza del tavolo accanto non ha prezzo. Il mio unico desiderio era di essere sotterrata li’, in quel preciso istante. Fortunatamente il nostro giovane cameriere ci ha tranquillizzato raccontandoci del suo pargolo,coetaneo del nostro. Wow, sospiro di sollievo. Peccato abbia sentito il bisogno di precisare che non l’hanno mai portato a ristorante.

Devo dire che ho trovato i parigini molto piu’ affabili di quanto ricordassi, ma credo che quell’atteggiamento un po’ snob che ogni tanto lasciano trasparire sia intrinseco alla loro natura. Mi domando solo come possano risultare credibili dopo l’ingresso in Pupolandia, dove ogni regola di bon-ton non puo’ che andare a farsi fottere. Non escluderei pero’ che i loro piccoli vengano al mondo leggendo il Galateo, e, in tal caso, chapeau!

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